Club Cinque Archi

Associazione di Promozione Sociale

I Maestri della Sopressa Veneta

In memoria di un amico

Giornalista e corrispondente dal nordest, appassionato di calcio e tradizioni,
promotore ante litteram della Gara della Sopressa

Alfio Menegazzo

Alfio era sempre in prima linea e all'avanguardia. «Fu il primo corrispondente - ricorda la moglie Luigina - ad avere una postazione di computer esterna alla redazione, in casa».

Biografia

Nato il 12 febbraio 1933, fin da giovane è stato attivo nell'azione cattolica ed in molte attività legate al sociale ed allo sport a Mira, nel veneziano. Dopo una breve esperienza lavorativa nei cantieri navali "Breda" di Marghera, è entrato in Mira Lanza, dove è rimasto fino alla pensione. Contemporaneamente ha iniziato l'attività giornalistica come corrispondente de "Il Gazzettino", rimasto per sempre il "suo" giornale nonostante abbia collaborato anche con Messaggero Veneto, Resto del Carlino, RAI ed ANSA.

Dopo una prima fase nella quale si è occupato di cronaca "bianca" locale, ha scritto anche di "nera", sport, spettacoli e cultura. È stato direttore di diversi periodici locali legati al mondo dello sport, del turismo, della cultura e della sanità. Ha inoltre diretto la prima emittente radiofonica della Riviera del Brenta (Radio Dolo).

È morto il 18 settembre 1994.

Dalla parte della gente

dal contributo di Gianluca Amadori

Un giornalismo vicino alla gente, attento al territorio ed alle sue esigenze. Una passione, prima ancora che un lavoro. Una disponibilità spesso senza limiti temporali, giorno e notte, al servizio di una cronaca che non conosce orari. Una sensibilità rara di fronte ai problemi della "sua" Riviera. Una profonda umanità, qualità sempre più difficile da trovare in un mondo dell'informazione oggi votato allo spettacolo, invece che al controllo rigoroso della notizia ed al rispetto delle persone.

Il giornale sempre in testa

Tra i ricordi che emergono nello scorrere il libro "Dal nostro corrispondente" ve ne sono alcuni che evidenziano la figura speciale di Alfio, il giornale sempre nella testa e nel cuore, anche nelle circostanze personali più drammatiche.

Come quella volta... primi anni sessanta, la famiglia Menegazzo abita a Mira, è inverno e ci si scalda con una stufa a carbone, oltretutto non è il caso di far patire il freddo a Gianpiero che non ha ancora sei anni. «Tanto per cambiare Alfio aveva avvisato in qualche modo che sarebbe tornato tardi - ricorda Luigina ancora con paura - e quella stufa andava a tutta forza». Tanto da produrre fumi nocivi.
Quando Alfio rientra, alle 22.30, la casa è satura di gas letali, trova moglie e figlio svenuti. Alfio non si perdeva mai d'animo. Il primo pensiero: devo salvarli. Spalanca porte e finestre, dà l'allarme, salva la famiglia. Il secondo pensiero: l'articolo per il giornale. Non sia mai che Alfio prenda un buco, ne andava del suo onore di giornalista. E così subito la chiamata ai dimafoni, l'articolo dettato a braccio: "Poteva essere una tragedia..." l'immancabile attacco, ed a seguire il dettagliato resoconto di una nottata da incubo. Ovviamente senza mai citarsi come protagonista del fatto.

Il ricordo di Edoardo Pittalis

Una testimonianza su chi fosse Alfio Menegazzo è stata scritta da Edoardo Pittalis su NOI giornalisti (Trimestrale dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto) Anno VIII – N° 4 – ottobre-novembre-dicembre 2003.