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A Giancotti il premio Menegazzo

Diego Mazzetto, Business Shoes di mercoledì 1 settembre 2010


Premiato a Villa Widmann il vincitore del premio giornalistico dedicato allo storico cronista dcl Gazzettino di Venezia. Menzioni speciali a Serena Spinazzi Lucchesi, Eleonora Vallin e Alessandro Zaltron. 

Un numeroso pubblico ha presenziato alla recente cerimonia di presentazione della quinta edizione del premio giornalistico “Alfio Menegazzo”, svoltasi nella prestigiosa cornice di villa Widmann a Mira.
“Un traguardo importante che ci riempie di orgoglio e soddisfazione
— ha affermato con emozione Franco Tacchetto, Presidente del “Club Cinque Archi”, componente il comitato organizzatore - che però, a questo punto, ci carica anche di una crescente responsabilità”. Vincitore del premio è stato il giovane giornalista trevigiano Matteo Giancotti, autore di un servizio pubblicato sul Corriere del Veneto dal titolo: “Pubblicità: dal dado Lombardi all’happy spritz. Il Veneto cambia faccia”. Un articolo di attualità, che ha messo in risalto le profonde trasformazioni legate alla società odierna. Il riconoscimento, quest’anno è stato inoltre esteso ad altri giovani giornalisti con tre menzioni speciali conferite rispettivamente alla veneziana Serena Spinazzi Lucchesi, alla rodigina Eleonora Vallin e al trevigiano Alessandro Zaltron. “Veneto e Veneti: tradizioni e innovazione” era il tema conduttore di quest’anno, sui cui pezzi presentati si è espressa la prestigiosa giuria formata da Enrico Finzì (Presidente), Gianluca Amadori, Cesare Contarini, Francesco Jori, Lino Minto, Maurizio Paglialunga, Claudio Pasqualetto, Vittorio Pierobon, Paolo Possamai, Ugo Savoia e Angelo Squizzato.
Promosso dall'Associazione “Club Cinque Archi” di Vigonza e dalla
famiglia Menegazzo, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Veneto, il premio è dedicato alla memoria del giornalista del Gazzettino Alfio Menegazzo: un cronista “vecchia maniera”, indimenticabile per chi lo ha conosciuto.
“Un giornalista vero — ha scritto Enrico Finzi, sociologo, giornalista professionista e presidente della commissione giudicatrice — di quelli sempre ‘sul pezzo’, amante non delle teorie ma del reporting quotidiano e accurato, espressione di un’etica della professione che troppo spesso si viene indebolendo nel mondo attuale.”
“Il premio Menegazzo - ha sottolineato durante l’incontro Enzo Jacopino, segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti — ha il pregio di dare alle nuove leve del giornalismo veneto l’opportunità di mettersi in evidenza riguardo ad una professione sempre più difficile per le problematiche del mondo editoriale”.
Il Presidente dell’ordine dei Giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, durante il suo intervento ha posto l’accento sull’ormai dilagante informazione-spettacolo presente sui teleschermi e nelle pagine dei giornali. C'è da preoccuparsi - ha affermato Amadori — quando le regole base del buon giornalismo diventano materiale per un libro dei sogni. Sempre più spesso oggi assistiamo a notizie gridate, a titoli ‘sparati’, a programmi che trasformano la cronaca in qualcosa che assomiglia tristemente ad una puntata dell'ennesimo reality show”. Al tavolo dei relatori erano presenti il sindaco di Mira Michele Carpinetti; l’Assessore all’Identità Veneta della Provincia di Venezia Flavio Manzolini; il Presidente del Club “Cinque Archi” Franco Tacchetto; il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto Gianluca Amadori; il Segretario Nazionale dell’Ordine dci Giornalisti Enzo Jacopino, e Maurizio Paglialunga, rappresentante della Giuria.
Al termine della cerimonia, che ha visto tutti i premiati accanto al tavolo dei relatori stretti intorno alla signora Luigina Menegazzo, moglie di Alfio, il “Club Cinque Archi” ha voluto offrire un buffet a base di prodotti tipici veneti su cui primeggiava la Sopressa”: prodotto la cui salvaguardia e valorizzazione sta particolarmente a cuore al club che ogni anno, nella sede di Vigonza, dà vita ad uno straordinario concorso che coinvolge numerosi “maestri” del tipico salume veneto.
“La nostra Associazione — conclude Franco Tacchetto — ha a cuore il recupero e la valorizzazione della cultura veneta e delle nostre tradizioni. Diceva Antoine de Saint- Exupèry: Se vuoi costruire una nave, non chiamare a raccolta gli uomini per procurare la legna e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio ed infinito’. Ed è proprio questo che nel nostro piccolo ci prefiggiamo: contribuire all’insegnamento della cultura della solidarietà e di valori che da secoli caratterizzano le genti venete. Il resto verrà da solo”.

Questo articolo è © Business Shoes

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