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Il re della sopressa è Rino Baldan

A Vigonza 10 maestri in gara, tra qualità e tradizione

Maurizio Paglialunga, Il Gazzettino di venerdì 11 giugno 2010


Dieci sopresse, dieci prelibatezze: solo a guardarle se ne trae linfa vitale, poi il profumo, e quel gusto davvero raro che ti inebria nel profondo. Sono le dieci sopresse partecipanti alla gara, ormai rinomata a livello nazionale, organizzata dal Club Cinque Archi di Vigonza, in quel luogo di ristoro del fisico e dell’anima che è la sede storica dell’associazione. La Gara della Sopressa è un appuntamento che dopo 19 anni è diventato imperdibile. Anche quest’anno ha richiamato centinaia di invitati, tanto che sono spariti in men che non si dica 100 chili di porchetta, 70 di pancetta, 150 di polenta, 90 cotechini e, ovviamente, una cinquantina di sopresse. 

Una giuria di sei esperti ha perpetuato il rito della selezione per proclamare il vincitore con un rigoroso protocollo di valutazione: per la prima volta tra i giudici anche una donna, Francesca Salvan. Una decisione non facile anche perché quest’anno i dieci concorrenti si sono davvero superati. Sul podio sono finiti, nell’ordine, Rino Baldan, di Cazzago di Pianiga, alla prima vittoria in 11 anni di tentativi, Ottorino Favero e Danilo Marchiori. Ma possiamo garantire che anche le sopresse degli altri concorrenti - Luigino Rocco, Gianpaolo Maso, Luigino Redigolo, Remo Cazzaro, Lino Minto, Michele Rando e Giulio Fabbris - sono state all’altezza della tradizione.
Per i dieci maestri è stato il coronamento di un anno di duro lavoro, dalla scelta del maiale, alla cura maniacale nell’alimentazione e nella crescita, fino alla difficile fase della stagionatura. «Serve anche un po’ fortuna» ha confessato uno dei dieci. Eh sì, perché anche il clima gioca un ruolo nella delicatissima fase della stagionatura e nell’assegnare il titolo di re della sopressa. Un titolo ambito, che ti fa vivere di rendita per un anno: ma anche un modo per rilanciare la qualità di un prodotto “nostrano”. Perché queste sopresse sono realizzate con le parti nobili del maiale e non con ciò che resta da prosciutti e quant’altro.
Soddisfatto il presidente del Club Cinque Archi, Franco Tacchetto: «La nostra Associazione punta molto sul recupero di tradizioni e valori tipici di noi veneti e anche le numerose iniziative di solidarietà che realizziamo rispondono a questa filosofia». Un premio speciale è stato assegnato a Danilo Marchiori dal Gazzettino, per mano del vicedirettore Vittorio Pierobon, in ricordo di Alfio Menegazzo, storico corrispondente della Riviera del Brenta e tra gli ideatori della Gara.

Questo articolo è © Il Gazzettino

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