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In tante voci per “Ciò Moro!”

Vigonza, ricordo di Pino Amadori

Angelo Augello, Il Gazzettino di lunedì 27 maggio 2013


Ci fu un ruolo glorioso, ora troppo spesso misconosciuto, che rese possibile, fino a trent’anni fa, quel miracolo chiamato giornale quotidiano. Fino a quando, si intende, non intervennero le rivoluzionarie tecnologie informatiche a sveltire i processi produttivi anche della carta stampata. Era tutto quel mondo ancora legato al binomio redazione-tipografia con le sue fatiche, le lentezze, ma anche con la passione e la pazienza degli uomini che moltiplicavano per mille e ancora mille una notizia, un servizio, una foto. Per farli trovare in copie a volontà, impressi su pagine di grande formato nelle edicole cittadine ogni mattina, appena dopo l’alba.
Nella vicenda de “Il Gazzettino”, storicamente il più diffuso quotidiano delle Tre Venezie, l’apogeo e il tratto finale di quell’avventura è datato negli Anni Settanta del secolo scorso ed ebbe come protagonisti alcuni redattori capaci di unire le qualità essenziali del giornalista professionista a quelle dell’organizzatore di talento, lucido, fermo nel dar ordine alle fasi complesse di preparazione e confezione dei materiali da lavorare. Tra tutti, un nome circondato da un alone di leggenda per la sua abilità condita con un carattere burbero, ma sereno e di straordinaria generosità: Giuseppe (Pino) Amadori.
Al Club Cinque Archi di Vigonza oggi, nella cornice del Premio ‘Alfio Menegazzo’ (i vincitori introdotti per la giuria da Francesco Jori), si presenta il libro sulla figura di questo indimenticabile giornalista, scomparso due anni fa, a cura di Orazio Carrubba. Il volume porta il titolo “Ciò, Moro!” ricordando un affettuoso intercalare di Amadori, quando voleva togliere noi colleghi più giovani dai morsi di titubanze nel maneggiare menabò e bozze in un tripudio di contenitori della posta pneumatica per la tipografia, riempiti e svuotati febbrilmente dai fattorini. Erano le fasi concitate dell’invio del materiale redazionale ai reparti tipografici di Palazzo Faccanon, la storica sede veneziana del Gazzettino, dall’ufficio provincie e dalla redazione sportiva, in una specie di girone dantesco che portava, a Dio piacendo, verso la messa in macchina, dopo mezzanotte, delle prime edizioni provinciali e della parte generale.

Questo articolo è © Il Gazzettino

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